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Errato trattamento conservativo di frattura ortopedica

Risarcimento
120.000€

Danno Subito

Il pregiudizio patito dal giovane Edoardo si configura come un grave e accertato danno biologico, scaturito da pesanti esiti funzionali ed estetici di natura permanente.

Tali alterazioni invalidanti risultano drammaticamente peggiorative rispetto a quelle che sarebbero normalmente residuate a seguito di un trattamento sanitario eseguito nel pieno rispetto delle corrette linee guida mediche.

A questa profonda lesione fisica si aggiunge un severo danno psicologico, strettamente connesso alla convivenza forzata con una menomazione visibile fin dalla tenera età.

La Storia

Il team legale e medico-legale di SOS Malasanità ha patrocinato la complessa vicenda clinica e giudiziaria di Edoardo, un bambino che all'età di soli 4 anni ha riportato una grave frattura del gomito a seguito di una banale caduta accidentale durante il gioco.

Condotto tempestivamente dai genitori presso il pronto soccorso della struttura ospedaliera locale, il piccolo è stato sottoposto ai consueti esami radiologici. In questa fase acuta si è purtroppo consumato un grave errore medico: i sanitari hanno optato per un approccio puramente conservativo, procedendo con il confezionamento di una semplice doccia gessata, basandosi sull'errato presupposto clinico che quella specifica tipologia di lesione non necessitasse di un intervento chirurgico.

Durante il periodo di degenza e di convalescenza, i medici hanno costantemente rassicurato la famiglia, affermando che le immagini radiologiche mostravano una riduzione della frattura del tutto soddisfacente. Purtroppo, la rimozione del gesso ha svelato una realtà drammaticamente diversa.

A seguito della naturale consolidazione del callo osseo tra i monconi in una posizione errata, è emerso in modo inequivocabile che l'arto del bambino era rimasto palesemente deforme. Rifiutandosi di accettare che al proprio figlio residuasse un braccio con evidenti e gravi limiti funzionali, i genitori si sono rivolti ai migliori specialisti ortopedici a livello nazionale.

Il parere clinico è stato unanime: trovandosi il piccolo paziente in piena fase di crescita scheletrica, non sarebbe stato possibile intervenire chirurgicamente per correggere il difetto. L'unica opzione era attendere lo sviluppo e tentare un eventuale intervento riparatore esclusivamente dopo la pubertà.

Questa lunga, inevitabile e dolorosa attesa ha innescato ulteriori conseguenze invalidanti. Crescendo con una spiccata deformità fisica, Edoardo ha sviluppato una conclamata sindrome di natura psichiatrica, direttamente riconducibile all'impatto estetico e funzionale della sua menomazione.

Divenuto finalmente adolescente, il giovane è stato sottoposto a nuovi e approfonditi consulti per valutare l'atteso intervento correttivo. Tuttavia, l'équipe chirurgica ha fortemente sconsigliato di procedere, giudicando l'operazione eccessivamente rischiosa.

Il distretto anatomico interessato dall'anomalia è infatti attraversato da tutte le terminazioni nervose dirette al braccio e alla mano; il tentativo di riallineare l'asse osseo avrebbe comportato l'altissimo e inaccettabile rischio di perdere definitivamente l'uso e la sensibilità dell'intero arto superiore.

## L'azione legale: accertamento della colpa e condanna al risarcimento

Di fronte all'impossibilità di rimediare al danno fisico e psicologico, i genitori si sono affidati all'esperienza dei professionisti di SOS Malasanità per intraprendere un'azione giudiziaria rigorosa, finalizzata all'ottenimento del giusto risarcimento del danno per colpa medica.

Introdotto il giudizio, il Tribunale ha disposto una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) per valutare meticolosamente l'operato dei medici del pronto soccorso.

Le indagini peritali hanno confermato in toto la nostra prospettazione medico-legale: la specifica frattura subita da Edoardo avrebbe dovuto essere tassativamente trattata, fin dal primo momento, con una riduzione chirurgica mediante l'inserimento di un filo di Kirschner per via percutanea.

Il collegio peritale ha quindi stabilito che il trattamento sanitario originariamente erogato era palesemente connotato da imperizia e negligenza. È stato così accertato formalmente il nesso di causalità diretto tra la condotta omissiva dei sanitari e i danni irreversibili patiti dal paziente.

A conclusione del processo, la sentenza ha fatto proprie le inoppugnabili risultanze istruttorie della CTU, condannando in via definitiva la struttura sanitaria al pagamento del risarcimento danni da malasanità in favore del giovane e della sua famiglia.

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