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Ritardo nello screening oncologico: il valore della "perdita di chance"

franconi4
18 feb
Tempo di lettura: 1 min



La prevenzione è l’arma più potente contro il cancro, ma cosa succede se è proprio lo screening a fallire? Un caso emblematico riguarda una donna che, sottopostasi a una mammografia di routine durante il periodo invernale, ricevette un referto erroneamente negativo. Il tumore, già presente ma non segnalato dal radiologo, è stato scoperto solo un anno dopo, quando era ormai in stadio avanzato.


La paziente ha ottenuto un risarcimento di 400.000 euro non solo per l’errore diagnostico in sé, ma per la "perdita di chance". In ambito legale, questo concetto si riferisce alla perdita della possibilità di guarire o di vivere più a lungo e con una migliore qualità della vita grazie a una diagnosi tempestiva. Il ritardo di dodici mesi ha trasformato un intervento potenzialmente risolutivo in un percorso terapeutico molto più invasivo e incerto.


Il caso dimostra che la responsabilità della struttura sanitaria sussiste anche quando l'errore è frutto di una svista nella lettura delle immagini radiografiche. La diagnosi tardiva in oncologia è una delle forme più gravi di malasanità, poiché il fattore tempo è determinante per la sopravvivenza del paziente.


Il tempo perso non torna indietro, ma può essere risarcito. Quando un errore diagnostico ti ruba mesi preziosi di cure, la legge riconosce il valore di quella "possibilità perduta". Ottenere giustizia per una perdita di chance significa dare un peso legale a ogni giorno di ritardo e garantire che la struttura risponda della mancata tempestività che avrebbe potuto cambiare il tuo destino.



 
 
 

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