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Ginecologia e prevenzione negata: il dramma del Pap-test falsamente negativo

  • franconi4
  • 18 mag
  • Tempo di lettura: 1 min


La prevenzione oncologica femminile si basa sull'accuratezza degli screening, ma quando l'errore umano si insinua nei laboratori di analisi, le conseguenze sono drammatiche. In Italia, i casi di tumore al collo dell'utero diagnosticati in ritardo a causa di Pap-test o HPV-test erroneamente refertati come "negativi" sono una realtà silenziosa ma in crescita.

Il problema si configura quando il medico anatomopatologo o la struttura omettono di segnalare anomalie cellulari evidenti, rassicurando la paziente. Questo errore diagnostico comporta:

  • il passaggio della neoplasia a stadi clinici avanzati e invasivi

  • la necessità di interventi demolitivi (isterectomia) non preventivati

  • la perdita della capacità riproduttiva per le pazienti più giovani

  • il ricorso a cicli massicci di chemio e radioterapia evitabili

La giurisprudenza riconosce in questi casi il danno da "perdita di chance" terapeutica. Se una lettura superficiale del vetrino ruba mesi preziosi per una cura tempestiva, la struttura sanitaria è tenuta a rispondere della mancata tempestività.

Se hai ricevuto una diagnosi oncologica tardiva dopo esami di screening risultati precedentemente puliti, hai il diritto di richiedere il riesame dei vetrini e dei blocchetti istologici originali per verificare se l'errore fosse prevenibile.


Fonti:

  • GISCi – Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma

  • Ministero della Salute – Piano Nazionale Oncologico

  • Corte di Cassazione – Sentenza n. 28990/2022 sulla perdita di chance in oncologia




 
 
 

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