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Shock Termico e Soccorsi al Collasso: Quando il Freddo Diventa Malasanità

  • franconi4
  • 27 gen
  • Tempo di lettura: 2 min


L’inverno non porta con sé solo il fascino della neve, ma anche un aumento drammatico delle emergenze cardiocircolatorie.


Il freddo intenso agisce come un potente vasocostrittore: i vasi sanguigni si restringono, la pressione arteriosa sale bruscamente e il cuore è costretto a un sovraccarico che spesso sfocia in infarti e ictus. In un sistema sanitario efficiente, questo picco stagionale dovrebbe essere gestito con un potenziamento dei mezzi; in Italia, invece, si trasforma nel teatro della malasanità invernale.


La crisi del 118 non è causata solo dall'aumento delle chiamate, ma dall'impossibilità di rimettere i mezzi in strada.


Le ambulanze restano "sequestrate" nei Pronto Soccorso perché, con i reparti saturi, le loro barelle vengono usate come letti temporanei, impedendo ai mezzi di ripartire per nuovi soccorsi. A questo si aggiunge la carenza di medici a bordo, che costringe a inviare mezzi non medicalizzati anche per codici critici, riducendo drasticamente le possibilità di sopravvivenza dei pazienti.

Quando il sistema emergenza-urgenza fallisce per motivi organizzativi, il danno biologico diventa una responsabilità precisa delle istituzioni.


La malasanità in questo contesto si manifesta in tre forme:


  1. Ritardo fatale: Minuti preziosi persi nell'attesa di un mezzo disponibile.

  2. Mancata stabilizzazione: Assenza di supporto medico avanzato sul luogo del malore.

  3. Abbandono in corridoio: Una volta giunti in ospedale, il paziente subisce lo stress del freddo e della confusione in aree non idonee.


In questo scenario, il freddo non è l'unico colpevole. La mancanza di una programmazione che preveda il potenziamento dei posti letto e il turn-over delle barelle trasforma una criticità climatica in una strage silenziosa di cittadini che avrebbero potuto essere salvati.



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